In che modo cliente e traduttore possono aiutarsi a vicenda

Oggigiorno la traduzione rappresenta una parte cruciale nell’attività di molte aziende, ma non è sempre stato così. Nel libro Is that a fish in your ear? David Bellos ci mostra come l’India, per esempio, nonostante la sua moltitudine di lingue, non possieda una tradizione nel campo della traduzione. Nulla è stato prodotto fino ai tempi più recenti, mentre i suoi abitanti parlano tre, quattro o cinque lingue. E nel Medioevo, i grandi viaggiatori come mercanti e marinai, avrebbero assorbito e mescolato le varie lingue che incontravano: Cristoforo Colombo, per esempio, pare che parlasse italiano, spagnolo, latino, greco, ebraico e un po’ di arabo. [1]

Ma i tempi sono cambiati, e la traduzione è diventata non solo una necessità pratica per coloro che aspirano a rendere accessibile la propria documentazione a un pubblico più vasto, ma anche un requisito legale per istituzioni come l’Unione Europea o l’Agenzia europea per i medicinali. Ciò nonostante, è una professione che continua a essere sottostimata e sottovalutata, da molti incompresa e conturbante.

Sicuramente molte persone non la considerano neanche una professione, piuttosto qualcosa che può essere fatta da chiunque abbia una minima conoscenza di due lingue e l’aiuto di un dizionario, testimonianza rintracciabile nel flusso continuo di errori di traduzione che incontriamo ovunque ci voltiamo, dai menu dei ristoranti agli annunci dei negozi, dai manuali tecnici ai siti internet.

In realtà la traduzione è una professione altamente qualificata, affinata in anni di pratica, che richiede una conoscenza specialistica e tanta abilità. Coloro che non hanno esperienza di traduzione diretta probabilmente ignorano il gran numero di diversi aspetti coinvolti: una padronanza completa della lingua di origine e di destinazione, familiarità con l’argomento, abilità nel ricreare lo stile del testo originale in modo da produrre lo stesso effetto sul lettore destinatario, così come una conoscenza della cultura delle lingue coinvolte, in modo da produrre una traduzione che sia tanto precisa quanto naturale.

E poiché i traduttori non sono mai veramente riconosciuti per il loro lavoro – eccetto i traduttori letterari, il cui nome può apparire nel volume tradotto – il traduttore diviene una sorta di “scrittore fantasma” a tutti gli effetti, la cui presenza viene notata solamente quando compie degli errori, o quando qualcuno si accorge che quei listini di prodotti devono giusto essere tradotti in spagnolo per il lancio delle vendite di lunedì a Madrid. Sicuramente la migliore traduzione è quella che non appare come una traduzione, in cui il traduttore fatica a rendere il suo lavoro il più impercettibile possibile.

Allo stesso modo dell’esaustività delle proprie aspettative, sentiamo regolarmente lamentele da ambo le parti. Clienti che si lamentano del livello scarso del traduttore, che il suo prezzo è troppo alto, che il file non è mai stato consegnato, o che la terminologia era sbagliata. Nel frattempo i traduttori si lamentano che i clienti pagano troppo poco, che le scadenze sono irragionevoli, o di aspettative quali mettere insieme i pezzi di un testo tradotto usando sistemi automatici di traduzione.

La fluida gestione di qualsiasi lavoro di traduzione è quindi di pari interesse per il cliente e per il traduttore, e ancora, la mancanza di comprensione del procedimento di traduzione ha la potenzialità di essere altamente dannosa. In questa serie di articoli spero di dare qualche idea su cosa comporti veramente questa meravigliosa professione, e di fornire qualche suggerimento a coloro che si chiedono come scegliere il tipo di fornitore di traduzioni adatto, per rendere il procedimento il più possibile vantaggioso e senza stress per tutte le parti coinvolte.

Buona lettura.

Referenze:
[1] Is That a Fish in Your Ear? Translation and the Meaning of Everything. Bellos, David. Pubblicato da Particular Books, 2012.